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... la mia vita per l'arte |
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Brescia, eminente città d'arte fin
dall'antichità, nel moderno ha avuto nel secolo scorso come protagonista
nell'avanguardia - prima collezionista e poi autore - Guglielmo Achille
Cavellini. Questa monografia allarga l'apporto della città alla cultura del
moderno. Esiste un'altro emergente, Franco Rinaldi. Per anni accanito appartato
pittore con mostre in Italia e all'estero, è finalmente ora conoscibile e
apprezzabile nell' ampio arco di produzione. Narratore di pungenti miti attuali,
parla la qualità delle opere di lucida visionarietà, nella brillantezza incisiva
del colore, nel ritmo compositivo, unito a raffinatezza dei luminismi e magia
degli insiemi.
Già nel 1994 il critico Renzo Margonari di lui annotava: S'annuncia tra le voci
più incisive e nuove dell'arte bresciana d'oggi, e una voce con un'estensione,
tra le pochissime dell'arte nuova di questa città, che gli consentirà udienza
ben più ampia. Undici anni dopo questo si avvera. Lo studio approfondito di uno
specialista come Riccardo Barletta, ne inquadra i passaggi e ne sonda i momenti
più acuti. Ne delinea dal punto di vista sia stilistico e sia del pensiero
immessovi il perspicace impegno nella più avvertita cultura presente.
Come definire l'arte di Rinaldi? Certamente essa fa parte della famiglia
dell'Arte Fantastica. La sua tangenza più naturale è quella del Surrealismo.
Mentre l'estensore del saggio, iconologo e antropologo junghiano di lunga data,
la immette spiegandola nel suo specifico alveo, che è quello di una pittura
alchemica. Accezione meno nota ai più. Ma che divenne finalmente di dominio
comune nel 1986, con l'edizione focalizzata sull'argomento della Biennale di
Venezia, curata da Arturo Schwarz. Del quale la monografia riporta una puntuale
e magistrale analisi di tipo ideologico, finora inedita.
Sul piano della storia dell'arte, Rinaldi ha una partenza emotiva dalla lezione
dechirichiana; quindi si disgiunge da essa avvertendo echi dalla
Transavanguardia; per poi un coraggioso incanalarsi definitivamente nella
costruzione di una iconografia personalissima. Qui il conflitto tra mondo
naturale e mondo artificiale prende le forme di sogni suggestivi. Vi si
incontrano molte figure archetipiche, come la montagna sacra, i mondi di fuoco e
quelli delle acque, per giungere a bianche maschere incorporee. Veri icastici
eburnei guru che annunciano la successiva fase: quella del viaggio sotterraneo,
descensus ad inferos. In cui l'artista diventa un vero reporter, un
enciclopedista. Scopritore di inventate morfologie umanoidi, animali, vegetali e
di suggestivi paesaggi sotterranei, che ci raccontano non calpestati mondi.
Forse prefigurazioni future.
Detto ricco corpus di visioni - non riscontrabile nel panorama dell'arte d'oggi
- richiama la storia naturale descritta da Paul Klee, laddove ieri il grande
maestro focalizzava l'organicità di una natura madre, mentre questa che Rinaldi
con visibile angoscia addita è lo stupro incessante sul pianeta praticato dalla
Technè alla natura; quindi una natura matrigna. Peraltro è la condizione umana
che ne viene compromessa. Il carattere formale e tattile di personaggi e oggetti
rappresentati appare, nei dipinti di questo viaggio, sempre per così dire
metallurgico. A indicare, nella sadicità tutta freddi bagliori, la
compromissione della parte più intima e vera dell'Io. Quindi uno stile,
personalissimo, che può definirsi un iperrealismo dell'anima, descrive questa
osmosi confusiva di generi e specie.
Le epifaniche visioni che formano tale mitopoiesi esprimono, per la bravura e la
sensibilità dell' autore, una loro inconosciuta bellezza. Uno stupore ricco di
humour, di scatti nel meraviglioso. Viaggi in una archetipologia che risveglia
nell'inconscio degli spettatori nicchie di magia, altrimenti destinate a
rimanere per sempre addormentate. E ci˜ si riscontra pure nel resto della
copiosa produzione di Rinaldi. Una attività molto ludica che va dalla grafica ai
linoleum, dai libri d'artista alle ceramiche, dalle xilografie alle (per ora)
poche sculture.
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Brescia, a renowned city of art ever since ancient times, is proud to have been
the home of one of the great protagonists of last century's avanguarde,
Guglielmo Achille Cavellini, who was first a collector and successively an
author. This monography aims at a deeper insight of the city's role within
modern art. An upcoming position is certainly represented by Franco Rinaldi. For
years he has been working aloof in self-contained attitude, but with exhibitions
in Italy and abroad. Today his wide span of production is finally made
approachable and available and we are allowed to appreciate his inclination to
disclose contemporary myths, his bent for clear, lucid visions and sharp,
brilliant colours; we welcome his compositive rhythm, his refined luminism and
the magic spell of his ensembles. Back in 1994, the art critic Renzo Margonari
wrote of him: "He can be accounted for as one of the most peculiar and new
voices of art, present in Brescia today, a voice extending itself well beyond
provincial boundaries and deserving a much wider audience". Eleven years after,
this judgement comes true. The deep analysis of an authority as Riccardo
Barletta throws light on his stages, probes his development and traces both
stylistically and substantially Rinaldi's commitment in the present most
conscious cultural milieu.
How could we define Rinaldi's art? Certainly it is part of the Art of
Imagination. It positively communicates an immediate relationship to Surrealism.
The essayist, who has long been an iconologist and an anthropologist of Jungian
observance, defines it as "alchemic painting", an uncommon term which gained
public attention in 1986, when the Biennale of Venice focused on it. That
Biennale was supervised by Arturo Schwarz, of whom the treatise includes an
exact and masterly analysis.
In order to place him historically, Rinaldi moves his first step while learning
De Chirico's lesson; then he swerves slightly away, influenced by the echoes of
the Transavantgarde; afterwards he boldly takes the route of a very personal
iconography. Here the clash between the natural world and the artificial world
assumes the features of evocative dreams; we come to meet various archetypal
images such as the sacred mountain, the worlds of fires and of waters, white
bodiless masks. These may be termed as true, ivory-like gurus who announce the
successive phase: the subterranean trip, "descensus ad inferos", in which the
artist turns into an actual reporter, an encyclopaedist. Here Rinaldi becomes a
discoverer of invented morphologies, which may recall humans or animals or
plants, an explorer of outlandish subterranean landscapes telling us of
untrodden, unaccounted territories. Foresights perhaps of worlds-to-be.
Such a rich corpus of visions, unaccountable in the art of today, reminds us the
"natural history" as told by Paul Klee, wherein the great master gave evidence
of the organic unity of nature as a "mother", whilst Rinaldi, with painstaking
grief, points out the never-ending rape to which the "Technè" comdemns our
planet; thus nature is not a loving mother but a "matrigna", a cruel mother. In
his paintings, the formal and tactile features of humans and objects appear to
us as "metallurgic", to emphasize the compromised commutation of the most
intimate face of the "self", bound and committed to survive. In other words, a
highly personal style which can be defined a "hyper-realism of the soul",
dramatized by freezing glows over an osmosis of genres and species.
The epiphanies of this mythopoeia express a restrained beauty; the sensitivity
and the cleverness of the author arouse in the spectator amazement, wonder and a
hint of humour, it is the beginning of a trip that excites rifts of magic in our
unconsciuos. All this may be found through Rinaldi's copious production,
testifying a ludic activity ranging from graphics to linoleum, from art books to
ceramics, from xylographies to a few (so far) sculptures.