Franco Rinaldi                                                   
                           ... la mia vita per l'arte

                                                                                                                                                                  Mostra personale

  Mostra personale:
 
Ex Animo
 

    Con il patrocinio del
  
 Comune di Roccafranca (Bs)













     Chiesa di Sant'Antonio - 1988

 

 

 

 

 

 








      Il viaggiatore

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Presentazione di:

Adelaide Lucia Corbetta

La meraviglia è figliuola dell'ignoranza (G.Vico)

Qui la maraviglia è sì figliuola dell'ignoranza, ma della voluta, consapevole ignoranza a questo mondo, di questo mondo; riuscire a creare un nuovo immaginario. Rinaldi propone figure sospese in sfondi operati, figure irreali o iperreali proposte e rilette in nuovi mondi, atmosfere da settimi-ottavi pensieri. La spontaneità persa ricerca un'essenza nella stessa mente che l'aveva generata, nel desiderio di altro che l'ha trasformata. Oggetti, forse riconoscibili, divengono i protagonisti di altro, di qualcosa d'altro. Metafisica, meraviglioso, questo tuttavia, nascosto: eppure le opere mantengono l'immediatezza, la semplice esposizione, lo sfondo e la figura, manifesti in sé. Se la spontaneità del pensiero diretto, immediato, si perde in rielaborazioni continue, se la scala della ricerca passa al secondo, al terzo, fino al settimo ottavo gradino-pensiero, l'opera rimane come risultato, ed inizia a ritroso un percorso da ritrovare per comprenderla. Ma comprendere un'opera vale comunque ? Proiettarsi in essa, capire anche i più oscuri momenti generatori, paga comunque ? Ritornare all'opera, alla forma ed al colore qui non basta, perché la forma ed il colore parlano di altro nei quadri di Rinaldi e mai si prospettano come unici. Forse meravigliarsi davanti a queste figure già state in qualche luogo, già vissute nella mente, forse e soprattutto riuscire ad evitare volutamente questo mondo per altri, lontani, secondi, terzi..... ottavi mondi; certo questo potrebbe e dovrebbe bastare, come fuga e rifugio contro una banalità dilagante, contro messaggi ormai troppo codificati.Qui la maraviglia è sì figliuola dell'ignoranza, ma della voluta, consapevole ignoranza a questo mondo, di questo mondo; riuscire a creare un nuovo immaginario. Rinaldi propone figure sospese in sfondi operati, figure irreali o iperreali proposte e rilette in nuovi mondi, atmosfere da settimi-ottavi pensieri. La spontaneità persa ricerca un'essenza nella stessa mente che l'aveva generata, nel desiderio di altro che l'ha trasformata. Oggetti, forse riconoscibili, divengono i protagonisti di altro, di qualcosa d'altro. Metafisica, meraviglioso, questo tuttavia, nascosto: eppure le opere mantengono l'immediatezza, la semplice esposizione, lo sfondo e la figura, manifesti in sé. Se la spontaneità del pensiero diretto, immediato, si perde in rielaborazioni continue, se la scala della ricerca passa al secondo, al terzo, fino al settimo ottavo gradino-pensiero, l'opera rimane come risultato, ed inizia a ritroso un percorso da ritrovare per comprenderla. Ma comprendere un'opera vale comunque ? Proiettarsi in essa, capire anche i più oscuri momenti generatori, paga comunque ? Ritornare all'opera, alla forma ed al colore qui non basta, perché la forma ed il colore parlano di altro nei quadri di Rinaldi e mai si prospettano come unici. Forse meravigliarsi davanti a queste figure già state in qualche luogo, già vissute nella mente, forse e soprattutto riuscire ad evitare volutamente questo mondo per altri, lontani, secondi, terzi..... ottavi mondi; certo questo potrebbe e dovrebbe bastare, come fuga e rifugio contro una banalità dilagante, contro messaggi ormai troppo codificati.In mostra ex-voto, come premessa e fine, ex voto dell'anima, tormenti e grazie riportate nella tradizione del dono. Evocare, ricevere, ridonare, per fede, ringraziamento, speranza, chiudere così un cerchio di obbligo morale e di benedizione. Vernici trasparenti ricoprono alcune piccole opere, un'ennesima barriera per l'esterno, il banale; opere in sé ed in coronamento di altre, percorsi d'opera e d'anima. Un universo di figure, di insetti, oggetti resi in nuove forme, in trasparenze calcolate; ed è l'anima che percorre quel cerchio per creare queste figure, colore e forma per chiudere l'itinerario, senza mai fermarsi alla superficie, cercando di penetrare attraverso la sofferenza, la fede, il pensiero, sino a quel settimi- ottavi mondi.