16) La morfogenesi è magia liberata
Morfogenesi. Parola
difficile che addita la situazione in cui il bios riprenda la sua libertà,
il suo sviluppo perturbante. È la linea di linguaggio e di sperimentazione
scelta dal nostro. Lui che continua ad approfondire, opera dopo opera, lo
stesso quadro. Questa morfogenesi naturale, cosmica, umana, animale,
all’ingenuo spettatore comune appare estranea, non familiare, inamabile.
Egli la accetta se inserita in una formula passe partout come il
surrealismo. Eppure essa morfogenesi segue le sue leggi, formali e
sostanziali. Opera come metodologia dell’immagine. Dilaga come metallo fuso,
perfora e punge l’occhio, gioca tra inventati particolari, microepisodi che
come inattesi diverticoli movimentano le superfici di personaggi e paesaggi.
Mai i dipinti sono ripetuti; bensì messi a punto con varianti, costruiti ad
incastri, ora graziosi e ora ostili, focalizzati in crescendo o in
diminuendo. Quella che Rinaldi, soprattutto in questi ultimi anni della sua
maturità, ha saputo in definitiva attuare è una vera sagace orchestrazione
simbolica. E la parte cromatica, che per prima giunge al nostro spirito,
appare sempre come un accompagnamento strumentale di fondo. Magico
equilibrista sul filo di una intrinseca ironia intellettuale sul mondo
d’oggi, sempre carica di una pietas lirica, egli da oggi in poi si troverà
improrogabilmente davanti a sé il dilatato spazio globale. Immediato futuro
visto ciò come Grande Evoluzione. Vi sarà certamente un pane durissimo per i
suoi denti. Meglio per le sue nitide visioni sado-metallurgiche. A Franco
Rinaldi non serviranno, ne siamo certi, né sociologie né filosofie, e forse
neanche antropologie. Basterà il suo pennello, intinto nei misteri della
notte Riprodurre questa umanità irresponsabile che ha indossato il burqa è
il compito sicuro. Bastano i suoi sogni, le sue fate morgane e pure le sue
scaglie di ricordi. A lui artista dal magnetico occhio visionario, s’adatta
proprio a pennello questa cristallina sentenza del filosofo tedesco Theodor
Wiesegrund Adorno. “L’arte è magia liberata dalla menzogna di essere verità
”.
Riccardo Barletta
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Milano, 15 marzo 2005
LA CERCATRICE DI
SOGNI IN UNA NOTTE
LONTANA
- Anno 2000
Olio su tela, 100 x 80 cm.
IL
SOGNATORE DEL BOSCO - Anno 1988
Olio su tela, 177 x 123 cm.