Milano, 22 ottobre 2003      

per  gentile concessione del Dr. Riccardo Barletta                                         

Il Bosco del cielo - anno 2002Figura al fuoco - anno 2003

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Contemporaneità

Sono nato nel 1934 quando Mao Tze Tung iniziò la grande marcia. Sono stato contemporaneo di tre eventi terribili e fondamentali: Hitler e l’Olocausto, la bomba atomica, il dilagare dell’aids. Sono stato astante a tre rivoluzioni strutturali: la conquista della Luna, la nascita del computer e di Internet, la scoperta e mappatura del genoma
( 1953-2003 ). Ho prima da giovane creduto alla Genesi della Bibbia; ora da maturo al Big Bang. La misura e dismisura delle cose non ha più, dunque, un metro per la percezione corrente. La fisica e la logica si sono sia dilatate sia autodistrutte.

Questa frase del premio Nobel per la Medicina Renato Dulbecco - sulla “ Stampa – Scienze “ ( 22 ottobre 2003 ) - può illuminare.
Ci dice, finalmente, come siamo: “ L’unità della vita. organismi elementari, come i lieviti, hanno in comune con noi già il 30 per cento dei geni, lo scimpanzé oltre il 98 per cento. E’ la prova più evidente dell’evoluzione biologica”. Si capisce che questo sostanziale capovolgimento abbassa l’uomo, ideologicamente, da quella piramide del pensiero rinascimentale ( Leonardo ) in cui egli era posto – solitario e quasi simile a un dio - al vertice del tutto. Piero Bianucci controbatte che si parla dell’ “egoismo dei geni”, cioè della loro tendenza esclusiva a perpetuarsi e ad affermarsi. Poi chiede a Dulbecco: “ Ciò spiega anche l’egoismo che vediamo nelle società e nelle nazioni ? “ La risposta del grande scienziato determina una visione caratterizzata da un sottofondo grigio, brulicante più di domande che di risposte. Ecco le sue lapidarie parole: “ L’egoismo dei geni è sotteso a tutto, quindi anche agli aspetti sociali e politici. Noi possiamo solo temperare la nostra base biologica con la ragione e con la morale”.
Ecco: ragione e morale, per Dulbecco, solo come temperamenti del sottofondo biologico. Lui sottostante, il sottofondo, in una “pianura invisibile” ad occhi umani, ma di fatto sostanzialmente egemone. In tal modo filosofia e religione diventano dei coadiuvanti, e solo tali, dell’evoluzione. Rimane spazio per la libertà ? - domanda come smarrito Piero Bianucci. La risposta di Dulbecco: “L’ambiente è importante: al punto che modifica i geni. Quello di libertà è un concetto molto complesso, uno spazio residuo tra una molteplicità di condizionamenti”. Conclusione: la libertà è residuale.Quindi l’uomo fa parte di un gioco come una pallina nella roulette. Forse Dio non gioca a dadi, ma l’uomo purtroppo sì.

Dr. Riccardo Barletta