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Contemporaneità
Sono nato nel 1934 quando Mao Tze Tung iniziò la grande marcia. Sono
stato contemporaneo di tre eventi terribili e fondamentali: Hitler e l’Olocausto,
la bomba atomica, il dilagare dell’aids. Sono stato astante a tre
rivoluzioni strutturali: la conquista della Luna, la nascita del
computer e di Internet, la scoperta e mappatura del genoma
( 1953-2003
). Ho prima da giovane creduto alla Genesi della Bibbia; ora da maturo
al Big Bang. La misura e dismisura delle cose non ha più, dunque, un
metro per la percezione corrente. La fisica e la logica si sono sia
dilatate sia autodistrutte.
Questa frase del premio Nobel per la Medicina Renato Dulbecco
- sulla “ Stampa – Scienze “ ( 22 ottobre 2003 ) - può
illuminare.
Ci dice, finalmente, come siamo: “ L’unità della vita. organismi
elementari, come i lieviti, hanno in comune con noi già il 30 per
cento dei geni, lo scimpanzé oltre il 98 per cento. E’ la prova più
evidente dell’evoluzione biologica”. Si capisce che questo sostanziale capovolgimento abbassa l’uomo, ideologicamente, da quella
piramide del pensiero rinascimentale ( Leonardo ) in cui egli era
posto – solitario e quasi simile a un dio - al vertice del tutto.
Piero Bianucci controbatte che si parla dell’ “egoismo dei geni”,
cioè della loro tendenza esclusiva a perpetuarsi e ad affermarsi.
Poi chiede a Dulbecco: “ Ciò spiega anche l’egoismo che vediamo nelle società e nelle nazioni ? “ La risposta del grande
scienziato determina una visione caratterizzata da un sottofondo grigio,
brulicante più di domande che di risposte. Ecco le sue lapidarie
parole: “ L’egoismo dei geni è sotteso a tutto, quindi anche agli
aspetti sociali e politici. Noi possiamo solo temperare la nostra base
biologica con la ragione e con la morale”.
Ecco: ragione e morale, per Dulbecco, solo come temperamenti del
sottofondo biologico. Lui sottostante, il sottofondo, in una “pianura
invisibile” ad occhi umani, ma di fatto sostanzialmente egemone. In
tal modo filosofia e religione diventano dei coadiuvanti, e solo tali,
dell’evoluzione. Rimane spazio per la libertà ? - domanda come
smarrito Piero Bianucci. La risposta di Dulbecco: “L’ambiente è
importante: al punto che modifica i geni. Quello di libertà è un
concetto molto complesso, uno spazio residuo tra una molteplicità di
condizionamenti”. Conclusione: la libertà è residuale.Quindi l’uomo
fa parte di un gioco come una pallina nella roulette. Forse Dio non
gioca a dadi, ma l’uomo purtroppo sì.
Dr. Riccardo
Barletta
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